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Ogni caso

Mi aspettavi da sempre ma io avevo paura e non mi sono fatta trovare. Poteva accadere. Doveva accadere. Un secondo prima, un secondo dopo, ma non esattamente lì, in quel punto, quel giorno a quell’ora.

E’ questo accadere di eventi a lungo temuti. La mia vita che terminava quel giorno. Poi l’ho schivata, ancora, un sacco di altre volte.

 

Ti sei salvato perché eri il primo.
Ti sei salvato perché eri l’ultimo.
Perché da solo. Perché la gente.
Perché a sinistra. Perché a destra.
Perché la pioggia. Perché un’ombra.
Perché splendeva il sole.
Per fortuna là c’era un bosco.
Per fortuna non c’erano alberi.

da Wislawa Szymborska

Frida

Spero che la fine sia gioiosa
e spero di non tornare mai più

mi insegnarono

a mie spese

l’efficacia del rasoio di Ockham

e non inganno nessuno

e nessuno ho sotto controllo, nessuno proteggo, di nessuno ho maggiore cura o minore attenzione.

Eppure sono lì, tracce di una vita non mia, zuccheri che potrei succhiare, se sapessi trovare una logica, un senso di ricostruzione

Mi mancate tutti. Continuo a cercarvi tra le pieghe delle vostre vite, sfaccettature in mostra, sui vostri diari, o quelli del compagno, marito, amico o vicino di casa.

Non vi ho perduto se so che siete ancora vivi

i vostri fiori sui marmi, sono ancora belli

(..)

Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.

Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all’estero.
L’appartenenza a un che, ma senza perché.
Onorificenze senza motivazione.

Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.

Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.

Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.

(..)

da Wisława Szymborska

 

(..) smettila di abbracciarmi, mi fai ombra,

era sempre stato considerato fuori discussione, era nei patti, non aver voglia dei tuoi abbracci.

L’opulenza è un peccato che paghiamo tutti. Pensiamo di contenere le cose ma siamo vasi rotti e tutto il liquido degli umori si esaurisce, rovesciato sulle griglie, sui graticci vuoti delle uve e sull’asfalto. Mi spiace dirtelo così, ma questo tuo stringermi assomiglia ad una prigione, e non so che fare, se non aspettare che il tuo gesto finisca. Mi spiacerebbe dirtelo a parole, spero tu riesca a leggerlo sul rigo interrotto dei miei pensieri. Almeno per una volta rendimi più facile il compito di spiegarti la verità,

il più puro sacrosanto diritto di esclusione.

Marina

Marina ha le mani che non sanno afferrare, Marina ha bisogno di orecchie nuove per ascoltare. Marina desidera follemente avere una coda.

Marina è sola e lo è sempre stata, ma ricorda di avere avuto un amore, molto tempo fa. Non so perché scrivo di Marina, lei non si sofferma sulle lettere, sulle rune, i conti o le pieghe della carta. Ma mi piacerebbe un giorno fare sesso nel corpo di Marina, per sapere cosa si prova a fare scoppiare il cuore dopo tanto tempo.

Vorrei capire come fanno le donne a mortificarsi così, attraverso gli uomini, o privandosene. Marina ha un senso epico della privazione

Marina ne è la regina e degna dunque di venerazione.